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Milena ovvero la fortuna di vivere in un paese che si preoccupa della morte di Morrison
locandina particolare

lattOria presenta

Milena
ovvero la fortuna di vivere in un paese che si preoccupa della morte di Morrison

di Maddalena Mazzocut–Mis
Regia Alessia Gennari
Con Stefano Annoni e Sara Urban
Scene Bettina Colombo e Francesca Pedrotti
Disegno luci Marco Grisa
Realizzazione scene Axel Zanfrini
Collaborazione drammaturgica Alessandro Scarano
Realizzazione grafica Carlotta Origoni
Una produzione lattOria


A Lula. A M. A tutti coloro che hanno perso la patria.

Milena ovvero la fortuna di vivere in un paese che si preoccupa della morte di Morrison è una storia ispirata a vite vissute, ma è anche emblematicamente la storia di molti, di molte. È la storia di chi è costretto a lasciare la propria terra, il proprio mestiere, i propri amori, perché la politica, un improvviso cambiamento di regime, una guerra, lo costringono alla fuga, all’esilio.

Il progetto teatrale Milena ovvero la fortuna di vivere in un paese che si preoccupa della morte di Morrison è nato da una necessità. La necessità di raccontare una storia. O meglio, da differenti necessità di raccontare una storia che ne raccontasse molte altre. L’idea è nata dalla lettura dell’articolo Madre Courage a Groznij di Mainat Kourbanova (corrispondente per “Novaja Gazeta” da Groznyj dall’inizio della seconda guerra cecena fino al 2004 e attualmente in esilio in Germania). La giornalista racconta di Lula, grande attrice del teatro ceceno; racconta della sua resistenza ai bombardamenti nella casa che il governo le aveva dato per i suoi meriti d’attrice e poi della fuga da una patria in guerra. Tra i nostri metaforici incontri durante il lavoro c’è stato anche quello con la scrittrice croata Slavenka Drakulic, che ha vissuto la guerra nei Balcani: nella sua raccolta di articoli Balkan Express una storia ci colpisce per analogia con la vicenda di Lula: quella di M., attrice costretta a lasciare la sua patria e la sua gente perché “colpevole” di non aver ceduto alle logiche dell’odio etnico e razziale, accusata di connivenza con il potere, con un potere mutevole e lacerante.

A partire da questi “incontri” è nata “un’idea senza testo” presentata alla drammaturga Maddalena Mazzocut-Mis, con cui lattOria aveva già collaborato in occasione delle letture sceniche di due testi dell’autrice: Cardo Rosso, in scena nel marzo 2011 alla libreria Gogol&Company di Milano, e Candida, in scena nel maggio 2011 al Teatro Franco Parenti di Milano. Da questo incontro, non più metaforico, ma professionale ed umano, è nato il testo dello spettacolo.

I riferimenti storico-geografici da cui siamo partite nell’ideazione del progetto permangono, al livello del testo, solo come sostrato: non vengono nominati direttamente luoghi reali, conflitti esistenti o esistiti. Rimane l’evocazione di molti luoghi tristemente simili a se stessi e ad altri, l’ombra inquietante di conflitti irrisolti, di regimi lontani nel tempo e nello spazio ma ugualmente oppressivi. Sarajevo come Groznyj, Berlino come Buenos Aires, come Bengasi.

La trama:
In una città del mondo, che non è nella sua patria, vive Milena, ex attrice. Fa la cameriera, condividendo un piccolo appartamento con una drag queen, Era. Cocci di ricordi vengono raccolti e ricomposti: la fama, quando, al culmine del successo, condivideva la sua fortuna e l’amore con un noto gerarca, Smith; la caduta, quando tra le macerie diviene l’oggetto di uno gioco razziale e falsamente ideologico. Milena piange la paura di una guerra che le ha rubato la sua fortuna, calpestato il suo destino. Trema, ricordando chi, dopo averla osannata, imputava il suo successo al regime, chi la voleva morta per aver condiviso il letto con un gerarca, chi godeva, nella disgrazia, della maggiore disgrazia a lei destinata, chi, come il suo ultimo amore Math, era disposto a venderla. Ora vive riflessa nella maschera di un uomo che, ogni notte, si trasforma in donna: una donna come Milena che nessuno, tranne Era, ha avuto la pietà di riconoscere semplicemente tale. Il teatro, che emerge come un’ossessione dalle parole di Milena che tramite i versi di Shakespeare comunica, evoca i fantasmi del suo passato glorioso, si conferma quale ulteriore elemento costitutivo di identità, o di perdita della stessa. Milena è la storia di una regina che perde il suo regno, o che forse abdica: la protagonista femminile è una delle tragiche regine di Riccardo III. O meglio: è molte regine, molte eroine. È Anna, Margherita, ma anche Porzia, e infine Amleto. È tutti i personaggi interpretati, è molteplice ma contemporaneamente nulla. È l’effimero del teatro, e la problematicità del teatro quando questo si confronta e si scontra con la vita reale.

Lo spettacolo: una stanza e due attori in bilico tra realtà, finzione e memoria
La messinscena prevede due soli attori ad interpretare quattro personaggi: Sara Urban, nei panni di Milena e Stefano Annoni, che vestirà i panni dei tre personaggi maschili, con il preciso intento di lasciare volutamente ambigua la natura di questi caratteri. Sono autentici o proiezioni della memoria della protagonista, incarnazione di fantasmi del passato? Il luogo scenico è unico: una sola stanza, con due letti mobili, per le tre stanze in cui è ambientata la vicenda. Pochi dettagli scenografici sono responsabili della connotazione degli spazi. Stanze misere, lussuose, sventrate, uguali a se stesse in ogni luogo e in ogni tempo dell’oggi, perché la Storia rende uguali, ripetibili, riproducibili tanto le tragedie private quanto i dolori collettivi. Spazio e attori si trovano dunque in questo modo in bilico costante tra la realtà e la memoria, la rievocazione e il presente, l’illusione e la vita.




CONTATTI:

Associazione culturale lattOria

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